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N E W S

Intelligenza 2, per un' unione di intelligenza naturale e artificiale

Il futuro dell'Intelligenza²
L'epilogo si apre con un verso di Bob Marley — «Emancipate yourselves from mental slavery. None but ourselves can free our minds» — una scelta programmatica che non è casuale: Ienca vuole ricordare al lettore che la libertà della mente è un valore fondamentale, e che è proprio questa libertà ad essere oggi potenzialmente in gioco.
Il bilancio del cammino
Ienca inizia tirando le fila dell'intero libro: il percorso dell'intelligenza va dai primissimi microorganismi fino a un mondo in cui animali e macchine intelligenti interagiscono su larga scala, in modo sempre più indissolubile. Il pianeta è stato così trasformato dall'intelligenza biologica da risultare irriconoscibile rispetto alle sue origini. L'autore usa il suggestivo punto di vista di un ipotetico osservatore alieno per sottolineare quanto sia straordinaria — e difficile da spiegare — questa trasformazione: come si passa da cellule che eseguono operazioni binarie inconsce a miliardi di sistemi intelligenti che modificano l'ambiente su scala planetaria? La risposta proposta da Ienca è quella che ha guidato tutto il libro: l'intelligenza come filo conduttore di questa storia.
La traiettoria esponenziale
Un punto centrale dell'epilogo è la constatazione che il cammino dell'intelligenza non è stato lineare. Ha incontrato vicoli ciechi, periodi di stasi, ma da qualche tempo ha imboccato una traiettoria esponenziale, sempre più incessante. Ienca usa una metafora potente: così come dalle eruzioni vulcaniche primordiali si è formata l'atmosfera terrestre, dalla rivoluzione tecnologica dei nostri giorni sta prendendo forma un'"infosfera" fatta di esseri pensanti, macchine, algoritmi e flussi enormi di dati.
Il bivio: utopia o distopia
Il cuore dell'epilogo è la descrizione di un bivio storico. Ienca non è né trionfalistico né catastrofista: presenta due scenari ugualmente plausibili. Nello scenario positivo, entro la fine del XXI secolo potrebbero esistere esseri umani potenziati dall'IA capaci di elaborare informazioni a velocità tripla rispetto a oggi, di ripristinare la memoria compromessa dall'invecchiamento, di risolvere problemi oggi insolubili, e persino di controllare oggetti e processi tramite il solo pensiero. Nello scenario negativo, questi stessi progressi potrebbero essere dirottati per amplificare le disuguaglianze socioeconomiche, erodere la libertà di pensiero e la privacy mentale, o militarizzare l'intelligenza per fini di dominio geopolitico. Dato il legame profondo tra intelligenza e identità personale, Ienca avverte che la linea tra utopia e distopia può essere estremamente sottile.
La responsabilità della nostra generazione
Dopo aver ripercorso in poche righe l'intera storia evolutiva e tecnologica dell'umanità — dai cervelli ereditati dagli antenati biologici fino alla costruzione di una società globale interconnessa — Ienca formula un giudizio storico preciso: la nostra generazione verrà ricordata come quella che ha saputo indirizzare l'Intelligenza² verso il bene collettivo, oppure come quella che ha abusato dell'organo più complesso mai prodotto sul pianeta — il cervello umano — per destabilizzare le società, violare i diritti umani e smantellare i principi fondamentali della convivenza civile.
La chiusura con Popper
L'epilogo si chiude citando Karl Popper con la sua celebre affermazione che «il futuro è aperto». Ienca interpreta questa apertura non come semplice incertezza, ma come opportunità collettiva: un'opportunità che deve essere colta da tutti, non solo da pochi privilegiati. L'ultima frase del libro è costruita come un chiasmo quasi paradossale: «Il futuro dell'intelligenza, alla fine dei conti, dipenderà dalla nostra intelligenza.» È una conclusione che rovescia la prospettiva tecnocentrica e riporta tutto alla responsabilità umana: non saranno le macchine a decidere il destino dell'intelligenza, ma le scelte — morali, politiche, sociali — degli esseri umani.

Marcello Ienca

PAROLE CHIAVE
· Intelligenza²    · Infosfera    · Traiettoria esponenziale
· Bivio storico    · Potenziamento cognitivo    · Privacy mentale
· Militarizzazione    · Utopia    · Distopia
· Responsabilità collettiva    · Libertà di pensiero    · Futuro aperto

Dalla solitudine alla connessione sociale. Tracciando un percorso verso società più sane"  il documento, pubblicato nel 2026 dalla Organizzazione Mondiale della Sanità affronta la solitudine come una priorità di salute pubblica. 

 

Il rapporto analizza la solitudine e l’isolamento sociale come sfide globali di salute pubblica, riconoscendo la connessione sociale come determinante fondamentale di salute e benessere. In un contesto segnato da invecchiamento demografico, aumento dei disturbi mentali, disuguaglianze sociali e digitalizzazione, si osserva un’erosione delle relazioni significative. La solitudine colpisce quasi una persona su sei nel mondo ed è associata a oltre 870.000 decessi annui, con maggiore impatto su anziani, giovani, migranti, persone con disabilità e minoranze.

1. Concetti chiave e dimensione del problema

Il rapporto distingue tra:

  • Connessione sociale: qualità e quantità dei legami relazionali.

  • Isolamento sociale: carenza oggettiva di relazioni.

  • Solitudine: percezione soggettiva di mancanza di legami significativi.

Le tendenze globali mostrano un incremento storico della disconnessione sociale, dovuto a trasformazioni economiche, urbane e tecnologiche. La misurazione avviene tramite indicatori di rete sociale, partecipazione comunitaria e percezione di supporto.

2. Determinanti della disconnessione sociale

La solitudine deriva da fattori individuali, relazionali e strutturali:

  • condizioni socioeconomiche svantaggiate;

  • eventi di vita (lutti, migrazione, disoccupazione);

  • malattie croniche e disabilità;

  • ambienti urbani poco inclusivi;

  • uso non equilibrato delle tecnologie digitali.

Esistono anche fattori protettivi, come reti familiari, partecipazione civica, comunità inclusive e politiche di welfare orientate alla prossimità.

3. Impatti sulla salute e sulla società

La disconnessione sociale è associata a:

  • aumento di ansia, depressione e disturbi cognitivi;

  • maggiore rischio di malattie cardiovascolari e ictus;

  • mortalità prematura;

  • minore coesione sociale e partecipazione civica.

Al contrario, relazioni solide migliorano qualità della vita, resilienza e cooperazione sociale.

4. Politiche e strategie raccomandate

Il rapporto evidenzia che interventi isolati non bastano: serve un approccio sistemico multilivello.

a) Politiche pubbliche

Gli Stati sono invitati a integrare la connessione sociale nelle politiche sanitarie e sociali, con finanziamenti dedicati e sistemi di monitoraggio basati su indicatori comparabili a livello internazionale.

b) Strategie comunitarie

Fondamentale il ruolo delle infrastrutture sociali: spazi pubblici, servizi territoriali, reti associative e iniziative culturali che facilitano incontri e partecipazione.

c) Interventi individuali e relazionali

Comprendono supporto psicologico, programmi di educazione sociale, interventi su gruppi vulnerabili e uso mirato delle tecnologie digitali per favorire relazioni significative (non sostitutive).

5. Le cinque direttrici strategiche globali

Il rapporto propone una roadmap operativa:

  1. sviluppare politiche nazionali coordinate e scambio internazionale di buone pratiche;

  2. rafforzare ricerca e finanziamenti su solitudine e connessione sociale;

  3. creare linee guida globali e un “acceleratore” di interventi scalabili;

  4. migliorare monitoraggio e dati, con un indice globale di connessione sociale;

  5. integrare la connessione sociale nelle agende di salute e sviluppo con campagne di sensibilizzazione.

6. Ruolo della prescrizione sociale

Una risposta innovativa è la prescrizione sociale, già diffusa nel Regno Unito: professionisti sanitari indirizzano le persone verso risorse comunitarie (attività culturali, sportive, volontariato, natura), rafforzando i legami sociali e affrontando bisogni quotidiani non sanitari.

7. Messaggio conclusivo

La connessione sociale è un bisogno umano universale e una leva di salute pubblica. Contrastare la solitudine richiede politiche integrate tra sanità, welfare, urbanistica, cultura e terzo settore. Investire nelle relazioni significa migliorare salute, equità e coesione sociale: la sfida non è solo individuale, ma strutturale e collettiva.

 Il Legame tra Povertà e Salute Mentale

Il nuovo Rapporto di Caritas Italiana, realizzato con la Conferenza Franco Basaglia, evidenzia una crisi sistemica in cui indigenza economica e disagio psichico si alimentano a vicenda. Non si tratta di emergenze distinte, ma di un circuito chiuso che produce esclusione sociale, colpendo con particolare durezza giovani, donne e migranti.

La Relazione Circolare

Il disagio mentale non può essere isolato dal contesto materiale. La ricerca sottolinea una bidirezionalità critica:

  • Dalla precarietà al disturbo: L'insicurezza abitativa, la fragilità economica e l'isolamento relazionale aumentano drasticamente il rischio di patologie psichiche.

  • Dal disturbo all'impoverimento: La sofferenza mentale genera spesso perdita del lavoro, della casa e dei legami sociali, creando nuove forme di povertà.

I Dati dell'Emergenza

Le stime cliniche indicano che tra il 18,6% e il 28,5% della popolazione soffre di almeno un disturbo mentale nel corso della vita.

  • Depressione e Ansia: Colpiscono tra il 10% e il 17% dei cittadini.

  • Richieste d'aiuto: Tra il 2019 e il 2023, le richieste da parte di cittadini stranieri sono aumentate del 20%.

  • Trend Caritas: Negli ultimi dieci anni, le persone incontrate dai centri Caritas con disturbi depressivi sono cresciute del 154%.

Criticità dei Servizi e Disuguaglianze di Cura

L'analisi qualitativa rileva una profonda "povertà di servizi". I Centri di Salute Mentale risultano sottodimensionati, con liste d'attesa eccessive e costi elevati per le terapie. Queste barriere trasformano le disparità economiche in vere e proprie diseguaglianze di cura, portando talvolta a forme di "istituzionalizzazione mascherata" in strutture private.

Proposte e Raccomandazioni

Per spezzare questo circolo vizioso, Caritas e la Conferenza Basaglia sollecitano un approccio intersezionale che superi la logica emergenziale:

  1. Integrazione Socio-Sanitaria: Unire cure cliniche e politiche sociali attive.

  2. Rafforzamento dei Servizi di Comunità: Superare le pratiche custodiali per una presa in carico globale della persona nel suo territorio.

  3. Governance e Risorse: Definire standard nazionali vincolanti e incrementare i fondi per garantire continuità assistenziale in tutto il Paese.

Punti chiave della conversazione (Promemoria):

  • Analisi del rapporto Caritas 2026 su povertà e salute mentale.

  • Focus sulla circolarità tra disagio economico e psichico.

  • Necessità di riforme strutturali e potenziamento dei servizi territoriali.

Di Giulio Sensi

17 febbraio 2026

Vdossier

“L’Italia delle povertà”

Il quadro generale
Il nuovo rapporto dell’Alleanza contro la povertà (realizzato con Iref) evidenzia che la povertà in Italia non è un’emergenza temporanea, ma un problema strutturale e complesso che i soli dati Istat non riescono a fotografare completamente.
I concetti chiave
Non esiste “la povertà”, ma “le povertà”:
   ∙    L’area della quasi-povertà si è ampliata
   ∙    La povertà si è “normalizzata”, entrando nella vita quotidiana senza manifestarsi come marginalità estrema
   ∙    È diventata un processo, non uno stato, da cui è sempre più difficile uscire
I “nuovi poveri”:
   ∙    Non solo disoccupati o senza dimora
   ∙    Circa il 20% della popolazione ruota intorno alla povertà, anche se non risulta ufficialmente “povera”
   ∙    Sono persone con lavori precari, salari bassi, occupazioni intermittenti
   ∙    Vivono nei nostri stessi palazzi, ma la loro difficoltà è invisibile
I limiti delle statistiche
Il rapporto dimostra che gli indicatori tradizionali sono insufficienti:
   ∙    Chi raziona il cibo può non risultare povero
   ∙    Chi possiede casa può essere in quasi-povertà (es. vecchio casolare di scarso valore)
   ∙    La diminuzione di chi non sostituisce beni durevoli nasconde un aumento dell’indebitamento (credito al consumo, “buy now, pay later”)
I dati allarmanti
   ∙    Povertà minorile: ha raggiunto nel 2024 il massimo degli ultimi 10 anni
   ∙    La nascita di un figlio aumenta del 4% il rischio di povertà
   ∙    Incidenza: 8% tra minori italiani, 40% tra minori stranieri
Le raccomandazioni
L’Alleanza propone di:
   ∙    Superare Assegno di inclusione e Supporto formazione/lavoro (durata limitata, importi insufficienti)
   ∙    Istituire un reddito minimo
   ∙    Abbandonare la logica “work-oriented” che trasforma il lavoro in obbligo
   ∙    Creare una cabina di regia permanente
   ∙    Rafforzare servizi sociali e per il lavoro
   ∙    Investire in formazione e orientamento
   ∙    Adottare politiche multidimensionali per un fenomeno multidimensionale
Il ruolo della comunicazione
I giornalisti presenti hanno evidenziato la difficoltà di raccontare la complessità della povertà in un sistema dominato dagli algoritmi, sottolineando la necessità di “rendere pop la complessità” e dare voce a chi non ce l’ha, senza semplificare eccessivamente.

In sintesi: la povertà in Italia è cambiata profondamente, colpisce fasce “insospettabili” della popolazione, si nasconde dietro una parvenza di normalità e richiede politiche radicalmente diverse da quelle attuali.
Sintesi da Rapporto Alleanza contro la poverta' 2025

Le sacerdotesse della solitudine: il pilastro nascosto (e fragile) dell’Italia

 

 

In Italia esiste un esercito silenzioso e invisibile che regge gran parte del sistema di cura per gli anziani: le badanti. Questo articolo ne racconta il ruolo cruciale, i numeri e le contraddizioni di un modello di welfare "implicito" ma ormai al collasso.

I numeri di un fenomeno gigantesco:

· Popolazione anziana: Oltre il 24% degli italiani ha più di 65 anni (uno dei tassi più alti d'Europa).
· Servizi pubblici carenti: L'assistenza domiciliare pubblica copre solo il 3-4% degli anziani.
· Il "riempimento" privato: A colmare il vuoto sono circa un milione di badanti (molte in nero), a fronte di poco più di 400mila operatori sanitari pubblici.

Un modello "fai da te" e fragile:
Lo Stato si è di fatto ritirato, lasciando la cura come responsabilità privata delle famiglie. Queste, quando possono permetterselo, la esternalizzano sul mercato (spesso informale) delle badanti. Il risultato?

· Un welfare che seleziona: solo chi ha risorse economiche accede a una cura dignitosa.
· Un sistema che amplifica le disuguaglianze, trasformando un bisogno universale in un privilegio.

Le "sacerdotesse della solitudine":


La badante è definita così perché vive un paradosso: crea un rapporto totalizzante ed esclusivo con l'anziano, che finisce per isolarli entrambi.

· Isola l'anziano dalla comunità, dai servizi e talvolta persino dalla famiglia.
· Isola sé stessa: spesso donne migranti, sole, senza formazione strutturata, senza una rete di supporto o integrazione con i servizi socio-sanitari.

Una soluzione in affanno:


I recenti riconoscimenti per i caregiver familiari sono un passo avanti, ma senza una vera rete pubblica di servizi e una regia nazionale, rischiano di lasciare soli anche loro. Il modello basato sulle badanti è destinato a collassare:

· La popolazione invecchia sempre più.
· Le famiglie si restringono.
· Il lavoro di cura informale scarseggia.

La conclusione è un monito politico:


Per anni abbiamo chiamato "cura familiare" quella che era una rinuncia pubblica. Ora quel modello scricchiola. Se la politica non inizierà a considerare la cura come un'infrastruttura essenziale per il paese, questo sistema di welfare improvvisato e ingiusto crollerà. E le "sacerdotesse della solitudine" saranno lì a testimoniarne il funerale.

Da Francesco Caroli

Coordinatore nazionale Rete Città sane

26/2/2026

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Il Burnout di chi si prende cura degli altri

Chi è il caregiver?

Il caregiver è una persona che si prende cura di un familiare malato, anziano o disabile. Di solito è un figlio, un coniuge o un parente che aiuta ogni giorno con:
   ∙    Le medicine e le cure mediche
   ∙    Le attività quotidiane (vestirsi, lavarsi, mangiare)
   ∙    Il supporto emotivo
   ∙    Le questioni pratiche (spese, appuntamenti medici)
Cos’è il burnout del caregiver?

È uno stato di esaurimento totale - fisico, mentale ed emotivo - che colpisce chi assiste un familiare per molto tempo. È come rimanere senza energie, completamente svuotati.
In Italia, il 90% dell’assistenza è fornita da familiari non pagati. Questo carico continuo può portare al burnout.
I sintomi da riconoscere

Sintomi fisici:
   ∙    Stanchezza costante
   ∙    Difficoltà a dormire
   ∙    Mal di testa frequenti
   ∙    Problemi di stomaco
   ∙    Dolori muscolari
   ∙    Ci si ammala più spesso
Sintomi emotivi:
   ∙    Ansia e irritabilità
   ∙    Tristezza o depressione
   ∙    Senso di colpa
   ∙    Rabbia (anche verso la persona di cui ci si prende cura)
   ∙    Sentirsi sopraffatti
   ∙    Isolarsi dagli altri
   ∙    Perdere interesse per le cose che prima piacevano
Chi rischia di più?
   ∙    Le donne
   ∙    Chi vive con la persona malata
   ∙    Chi dedica molte ore all’assistenza
   ∙    Chi è già depresso
   ∙    Chi è isolato socialmente
   ∙    Chi ha problemi economici
L’assistenza a persone con demenza
Prendersi cura di chi ha la demenza è particolarmente difficile perché:
   ∙    La persona può non riconoscere i propri familiari
   ∙    Può diventare aggressiva
   ∙    Può allontanarsi da casa senza motivo
Queste situazioni causano grande stress emotivo nel caregiver.
Come affrontare il burnout?
Cosa puoi fare subito:
   1.    Prenditi cura di te: riposa, fai attività fisica, dedica tempo a ciò che ti piace
   2.    Metti dei limiti: non puoi fare tutto da solo
   3.    Chiedi aiuto: a familiari, amici o servizi sociali
   4.    Riconosci i tuoi limiti: non è debolezza, è realtà
   5.    Pianifica momenti di pausa: sono fondamentali
Aiuto professionale:
La psicoterapia ACT (Terapia dell’Accettazione e dell’Impegno) aiuta a:
   ∙    Accettare le proprie emozioni difficili senza giudicarsi
   ∙    Prendere distanza dai pensieri negativi
   ∙    Vivere nel momento presente
   ∙    Agire secondo i propri valori
Aiuti economici:
In Italia esiste il bonus caregiver: un contributo economico per chi assiste familiari con disabilità gravi. Si richiede alle Regioni o all’INPS.
Il messaggio importante
Se ti prendi cura di qualcuno e ti senti esausto, NON è colpa tua. È normale sentirsi stanchi, arrabbiati o tristi. Questi sentimenti non significano che non ami la persona di cui ti prendi cura.
Chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza.
Prendersi cura di sé stessi permette di prendersi cura meglio anche degli altri.


da Dott.ssa Martina Bisceglia, blog manager di Serenis

 

La mortalità dei senza tetto in Italia

In Italia, la mortalità tra le persone senzatetto è un fenomeno stabile e drammatico. Nonostante gli sforzi, il numero delle vittime non cala, attestandosi mediamente sopra le 400 persone all'anno.

Perché succede?

Non esiste mai un'unica causa. La morte in strada è quasi sempre il risultato di una combinazione di fattori che si alimentano a vicenda:

  • Eventi scatenanti: Perdita del lavoro, sfratti, separazioni familiari o debiti.

  • Condizioni aggravanti: Malattie croniche non curate, dipendenze, depressione e isolamento sociale.

  • Fattori ambientali: Non solo il gelo invernale, ma anche la violenza, l'esasperazione psicologica e l'estrema difficoltà di accesso alle cure mediche di base.

Cosa si può fare per invertire la rotta?

La gestione del problema sta passando da un modello di "emergenza" a uno di "struttura":

 Approccio Innovativo (Housing First)

. Fornisce prima di tutto una casa stabile.

-Considera la casa la base necessaria per poter iniziare qualsiasi percorso di cura.

-Riduce drasticamente la mortalità e lo stress, favorendo il reinserimento sociale.

I dati fio.PSD ( https://www.fiopsd.org/) mostrano che il fenomeno colpisce tutto il Paese, ma con dinamiche diverse tra Nord e Sud:

  • Nord Italia: Qui si registra spesso il numero più alto di decessi. Città come Milano e Torino hanno numeri elevati non solo per la popolazione maggiore, ma anche per il clima rigido che rende la vita in strada estrema durante l'inverno.

  • Centro Italia: Roma è purtroppo la città con il triste primato dei decessi. La vastità del territorio e la frammentazione dei servizi rendono difficile intercettare tutti i bisogni.

  • Sud e Isole: Nonostante il clima più mite, le morti restano alte a causa di una rete di servizi sociali spesso meno strutturata e di una povertà estrema che colpisce duramente grandi centri come Napoli o Palermo.

 Il Modello Housing First in Italia

L'Housing First (Prima la Casa) non è solo una teoria, ma una realtà che si sta espandendo in molte città (come Bologna, Padova e Milano).

 

I vantaggi concreti:
  • Salute: Avere un bagno e un letto pulito permette di gestire malattie croniche (diabete, ipertensione) che in strada portano alla morte.

  • Risparmio pubblico: Può sembrare controintuitivo, ma assegnare una casa costa allo Stato meno che gestire continui ricoveri in pronto soccorso, interventi delle forze dell'ordine e spese per i dormitori emergenziali.

  • Dignità: La persona riacquista la propria privacy e il diritto di "chiudere la porta", primo passo fondamentale per la salute mentale.

  • Da un Post da Linkedin  di Isaia Invernizzi  ,giornalista, Bergamo

Rapporto sulla salute mentale

26.10.2023

Online l'ottava edizione del rapporto pubblicato annualmente dal Ministero della salute

Il Rapporto sulla salute mentale, a cura del Ministero della salute, offre i principali dati sugli utenti, le attività e il personale dei servizi di salute mentale in Italia, riferiti all'anno 2022, basandosi sull'analisi del Sistema informativo salute mentale (Sism) e su altre fonti statistiche ufficiali.

Nell'introduzione della pubblicazione è riportata una sintesi della dimensione del fenomeno e dei principali risultati. Nella prima parte, invece, sono descritte le caratteristiche del Sism, mentre la seconda offre le informazioni sulla rete dei servizi, il personale, gli utenti e le loro caratteristiche, i tipi di assistenza. La terza parte completa il quadro delineato, con i dati derivati da altre fonti informative, come quelli relativi ai ricoveri, al trattamento sanitario obbligatorio, ai costi, ai farmaci. Nella quarta parte, infine, sono riportate le schede regionali, che offrono la rappresentazione grafica di alcuni dei principali indicatori.

Gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2022 ammontano a 776.829, con tassi standardizzati che vanno da 84,8 per 10.000 abitanti adulti della Sardegna fino a 266,1 della Provincia di Bolzano (valore totale Italia 154,2). Le prestazioni erogate nell’anno dai servizi territoriali ammontano a 9.326.035, con una media di 12,8 prestazioni per utente. Nel 2022 si registrano 137.233 dimissioni dalle strutture psichiatriche ospedaliere (pubbliche e private), per un totale di 1.170.674 giornate di degenza, con una degenza media di 12,7 giorni.

Nel 2022 il numero complessivo di accessi al pronto soccorso per patologie psichiatriche ammonta a 547.477, che costituiscono il 3,2% del numero totale di accessi al pronto soccorso a livello nazionale.

Nel 2022 la dotazione complessiva del personale all’interno delle unità operative psichiatriche pubbliche è pari a 30.101 unità. Di queste, il 17,2% è rappresentato da medici (psichiatri e con altra specializzazione), il 6,9% da psicologi mentre il personale infermieristico è quello maggiormente rappresentato (42,2%).

Per quanto riguarda l’assistenza psichiatrica territoriale, infine, il costo complessivo ammonta a 3.299.799 (in migliaia di euro), di cui 1.440.081 (in migliaia di euro) per l’assistenza ambulatoriale e domiciliare, 410.519 (in migliaia di euro) per l’assistenza semiresidenziale e 1.449.199 (in migliaia di euro) per l’assistenza residenziale.

Prescrizione Sociale: Pubblicata la Guida OMS in Italiano
È disponibile la traduzione italiana del toolkit “A toolkit on how to implement social prescribing”, pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il documento fornisce linee guida operative per integrare le risorse della comunità nei percorsi di cura sanitari.

Cos'è la Prescrizione Sociale
La prescrizione sociale è un modello biopsicosociale che permette ai medici e ai professionisti sanitari di indirizzare i pazienti verso attività e servizi offerti dal territorio (cultura, sport, volontariato, supporto sociale). L’obiettivo è agire sui determinanti sociali della salute per migliorare il benessere psicofisico e la qualità della vita.

Come funziona il modello
Invio: Il medico di medicina generale o un professionista sanitario identifica un bisogno non strettamente clinico.

Tutor della Salute: La persona viene indirizzata a un "operatore di collegamento" che co-progetta un piano di benessere personalizzato.

Connessione: Il paziente accede a risorse locali (es. gruppi di cammino, musei, consulenze abitative).

Monitoraggio: L'operatore e il sanitario valutano periodicamente i progressi e l'impatto sulla salute.

Beneficiari e Punti di Forza

Sebbene rivolta a tutti, la pratica è particolarmente efficace per le fasce fragili:

 
Persone con patologie croniche o fattori di rischio.
 

Soggetti in condizione di solitudine o isolamento sociale.
 

Individui a rischio di disturbi mentali o in condizioni socio-economiche svantaggiate.

Vantaggi chiave:

Centralità della persona: Valorizza le potenzialità del singolo.

Sostenibilità: Utilizza risorse territoriali già esistenti, riducendo la pressione sui servizi sanitari.

Le 7 Fasi per l'Attuazione :
Il toolkit propone un percorso modulabile in sette step:

Analisi del contesto.

Costituzione di un gruppo di riferimento.

Sviluppo del piano di lavoro.

Mappatura delle risorse locali.

Coinvolgimento dei settori (sanitario, sociale, terzo settore).

Formazione dei Tutor della Salute.

Monitoraggio e valutazione.

Il Contesto Italiano
In Italia, la prescrizione sociale si sta consolidando attraverso il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2020-2025 e il lavoro delle Case delle Comunità. Esistono già eccellenze riconosciute a livello europeo:

Cultura e Salute: Progetti come Nati per Leggere, Dance Well (Parkinson) e i musei per l'Alzheimer.

Ricerca: Lo studio OMS “Music and Motherhood” sulla depressione post-partum (coordinato dall'ISS).
Adattato dal sito ISS 2025

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