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Le sacerdotesse della solitudine: il pilastro nascosto (e fragile) dell’Italia

 

 

In Italia esiste un esercito silenzioso e invisibile che regge gran parte del sistema di cura per gli anziani: le badanti. Questo articolo ne racconta il ruolo cruciale, i numeri e le contraddizioni di un modello di welfare "implicito" ma ormai al collasso.

I numeri di un fenomeno gigantesco:

· Popolazione anziana: Oltre il 24% degli italiani ha più di 65 anni (uno dei tassi più alti d'Europa).
· Servizi pubblici carenti: L'assistenza domiciliare pubblica copre solo il 3-4% degli anziani.
· Il "riempimento" privato: A colmare il vuoto sono circa un milione di badanti (molte in nero), a fronte di poco più di 400mila operatori sanitari pubblici.

Un modello "fai da te" e fragile:
Lo Stato si è di fatto ritirato, lasciando la cura come responsabilità privata delle famiglie. Queste, quando possono permetterselo, la esternalizzano sul mercato (spesso informale) delle badanti. Il risultato?

· Un welfare che seleziona: solo chi ha risorse economiche accede a una cura dignitosa.
· Un sistema che amplifica le disuguaglianze, trasformando un bisogno universale in un privilegio.

Le "sacerdotesse della solitudine":


La badante è definita così perché vive un paradosso: crea un rapporto totalizzante ed esclusivo con l'anziano, che finisce per isolarli entrambi.

· Isola l'anziano dalla comunità, dai servizi e talvolta persino dalla famiglia.
· Isola sé stessa: spesso donne migranti, sole, senza formazione strutturata, senza una rete di supporto o integrazione con i servizi socio-sanitari.

Una soluzione in affanno:


I recenti riconoscimenti per i caregiver familiari sono un passo avanti, ma senza una vera rete pubblica di servizi e una regia nazionale, rischiano di lasciare soli anche loro. Il modello basato sulle badanti è destinato a collassare:

· La popolazione invecchia sempre più.
· Le famiglie si restringono.
· Il lavoro di cura informale scarseggia.

La conclusione è un monito politico:


Per anni abbiamo chiamato "cura familiare" quella che era una rinuncia pubblica. Ora quel modello scricchiola. Se la politica non inizierà a considerare la cura come un'infrastruttura essenziale per il paese, questo sistema di welfare improvvisato e ingiusto crollerà. E le "sacerdotesse della solitudine" saranno lì a testimoniarne il funerale.

Da Francesco Caroli

Coordinatore nazionale Rete Città sane

26/2/2026

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Il Burnout di chi si prende cura degli altri

Chi è il caregiver?

Il caregiver è una persona che si prende cura di un familiare malato, anziano o disabile. Di solito è un figlio, un coniuge o un parente che aiuta ogni giorno con:
   ∙    Le medicine e le cure mediche
   ∙    Le attività quotidiane (vestirsi, lavarsi, mangiare)
   ∙    Il supporto emotivo
   ∙    Le questioni pratiche (spese, appuntamenti medici)
Cos’è il burnout del caregiver?

È uno stato di esaurimento totale - fisico, mentale ed emotivo - che colpisce chi assiste un familiare per molto tempo. È come rimanere senza energie, completamente svuotati.
In Italia, il 90% dell’assistenza è fornita da familiari non pagati. Questo carico continuo può portare al burnout.
I sintomi da riconoscere

Sintomi fisici:
   ∙    Stanchezza costante
   ∙    Difficoltà a dormire
   ∙    Mal di testa frequenti
   ∙    Problemi di stomaco
   ∙    Dolori muscolari
   ∙    Ci si ammala più spesso
Sintomi emotivi:
   ∙    Ansia e irritabilità
   ∙    Tristezza o depressione
   ∙    Senso di colpa
   ∙    Rabbia (anche verso la persona di cui ci si prende cura)
   ∙    Sentirsi sopraffatti
   ∙    Isolarsi dagli altri
   ∙    Perdere interesse per le cose che prima piacevano
Chi rischia di più?
   ∙    Le donne
   ∙    Chi vive con la persona malata
   ∙    Chi dedica molte ore all’assistenza
   ∙    Chi è già depresso
   ∙    Chi è isolato socialmente
   ∙    Chi ha problemi economici
L’assistenza a persone con demenza
Prendersi cura di chi ha la demenza è particolarmente difficile perché:
   ∙    La persona può non riconoscere i propri familiari
   ∙    Può diventare aggressiva
   ∙    Può allontanarsi da casa senza motivo
Queste situazioni causano grande stress emotivo nel caregiver.
Come affrontare il burnout?
Cosa puoi fare subito:
   1.    Prenditi cura di te: riposa, fai attività fisica, dedica tempo a ciò che ti piace
   2.    Metti dei limiti: non puoi fare tutto da solo
   3.    Chiedi aiuto: a familiari, amici o servizi sociali
   4.    Riconosci i tuoi limiti: non è debolezza, è realtà
   5.    Pianifica momenti di pausa: sono fondamentali
Aiuto professionale:
La psicoterapia ACT (Terapia dell’Accettazione e dell’Impegno) aiuta a:
   ∙    Accettare le proprie emozioni difficili senza giudicarsi
   ∙    Prendere distanza dai pensieri negativi
   ∙    Vivere nel momento presente
   ∙    Agire secondo i propri valori
Aiuti economici:
In Italia esiste il bonus caregiver: un contributo economico per chi assiste familiari con disabilità gravi. Si richiede alle Regioni o all’INPS.
Il messaggio importante
Se ti prendi cura di qualcuno e ti senti esausto, NON è colpa tua. È normale sentirsi stanchi, arrabbiati o tristi. Questi sentimenti non significano che non ami la persona di cui ti prendi cura.
Chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza.
Prendersi cura di sé stessi permette di prendersi cura meglio anche degli altri.

da Dott.ssa Martina Bisceglia, blog manager di Serenis

 

La mortalità dei senza tetto in Italia

In Italia, la mortalità tra le persone senzatetto è un fenomeno stabile e drammatico. Nonostante gli sforzi, il numero delle vittime non cala, attestandosi mediamente sopra le 400 persone all'anno.

Perché succede?

Non esiste mai un'unica causa. La morte in strada è quasi sempre il risultato di una combinazione di fattori che si alimentano a vicenda:

  • Eventi scatenanti: Perdita del lavoro, sfratti, separazioni familiari o debiti.

  • Condizioni aggravanti: Malattie croniche non curate, dipendenze, depressione e isolamento sociale.

  • Fattori ambientali: Non solo il gelo invernale, ma anche la violenza, l'esasperazione psicologica e l'estrema difficoltà di accesso alle cure mediche di base.

Cosa si può fare per invertire la rotta?

La gestione del problema sta passando da un modello di "emergenza" a uno di "struttura":

 Approccio Innovativo (Housing First)

. Fornisce prima di tutto una casa stabile.

-Considera la casa la base necessaria per poter iniziare qualsiasi percorso di cura.

-Riduce drasticamente la mortalità e lo stress, favorendo il reinserimento sociale.

I dati fio.PSD ( https://www.fiopsd.org/) mostrano che il fenomeno colpisce tutto il Paese, ma con dinamiche diverse tra Nord e Sud:

  • Nord Italia: Qui si registra spesso il numero più alto di decessi. Città come Milano e Torino hanno numeri elevati non solo per la popolazione maggiore, ma anche per il clima rigido che rende la vita in strada estrema durante l'inverno.

  • Centro Italia: Roma è purtroppo la città con il triste primato dei decessi. La vastità del territorio e la frammentazione dei servizi rendono difficile intercettare tutti i bisogni.

  • Sud e Isole: Nonostante il clima più mite, le morti restano alte a causa di una rete di servizi sociali spesso meno strutturata e di una povertà estrema che colpisce duramente grandi centri come Napoli o Palermo.

 Il Modello Housing First in Italia

L'Housing First (Prima la Casa) non è solo una teoria, ma una realtà che si sta espandendo in molte città (come Bologna, Padova e Milano).

 

I vantaggi concreti:
  • Salute: Avere un bagno e un letto pulito permette di gestire malattie croniche (diabete, ipertensione) che in strada portano alla morte.

  • Risparmio pubblico: Può sembrare controintuitivo, ma assegnare una casa costa allo Stato meno che gestire continui ricoveri in pronto soccorso, interventi delle forze dell'ordine e spese per i dormitori emergenziali.

  • Dignità: La persona riacquista la propria privacy e il diritto di "chiudere la porta", primo passo fondamentale per la salute mentale.

  • Da un Post da Linkedin  di Isaia Invernizzi  ,giornalista, Bergamo

Rapporto sulla salute mentale

26.10.2023

Online l'ottava edizione del rapporto pubblicato annualmente dal Ministero della salute

Il Rapporto sulla salute mentale, a cura del Ministero della salute, offre i principali dati sugli utenti, le attività e il personale dei servizi di salute mentale in Italia, riferiti all'anno 2022, basandosi sull'analisi del Sistema informativo salute mentale (Sism) e su altre fonti statistiche ufficiali.

Nell'introduzione della pubblicazione è riportata una sintesi della dimensione del fenomeno e dei principali risultati. Nella prima parte, invece, sono descritte le caratteristiche del Sism, mentre la seconda offre le informazioni sulla rete dei servizi, il personale, gli utenti e le loro caratteristiche, i tipi di assistenza. La terza parte completa il quadro delineato, con i dati derivati da altre fonti informative, come quelli relativi ai ricoveri, al trattamento sanitario obbligatorio, ai costi, ai farmaci. Nella quarta parte, infine, sono riportate le schede regionali, che offrono la rappresentazione grafica di alcuni dei principali indicatori.

Gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2022 ammontano a 776.829, con tassi standardizzati che vanno da 84,8 per 10.000 abitanti adulti della Sardegna fino a 266,1 della Provincia di Bolzano (valore totale Italia 154,2). Le prestazioni erogate nell’anno dai servizi territoriali ammontano a 9.326.035, con una media di 12,8 prestazioni per utente. Nel 2022 si registrano 137.233 dimissioni dalle strutture psichiatriche ospedaliere (pubbliche e private), per un totale di 1.170.674 giornate di degenza, con una degenza media di 12,7 giorni.

Nel 2022 il numero complessivo di accessi al pronto soccorso per patologie psichiatriche ammonta a 547.477, che costituiscono il 3,2% del numero totale di accessi al pronto soccorso a livello nazionale.

Nel 2022 la dotazione complessiva del personale all’interno delle unità operative psichiatriche pubbliche è pari a 30.101 unità. Di queste, il 17,2% è rappresentato da medici (psichiatri e con altra specializzazione), il 6,9% da psicologi mentre il personale infermieristico è quello maggiormente rappresentato (42,2%).

Per quanto riguarda l’assistenza psichiatrica territoriale, infine, il costo complessivo ammonta a 3.299.799 (in migliaia di euro), di cui 1.440.081 (in migliaia di euro) per l’assistenza ambulatoriale e domiciliare, 410.519 (in migliaia di euro) per l’assistenza semiresidenziale e 1.449.199 (in migliaia di euro) per l’assistenza residenziale.

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